Profonde emozioni in uno spazio infinito

Bentornati sul blog cari lettori,

da un po’ di tempo volevo scrivere un articolo sui sentimenti provati dagli astronauti durante le passeggiate spaziali. Allora mi sono documentato leggendo articoli e interviste ai protagonisti. Oggi, seguendo la passeggiata di Wilmore e Virts, ho cercato di concentrare la mia attenzione sui dettagli e sui piccoli movimenti di questi, affinché possa regalarvi un articolo tanto interessante quanto accurato. Ovviamente da esterno è difficile cercare di riassumere agli interessati quali sono esattamente le emozioni provate dagli astronauti, ma la passione mi ha portato ad avere diverse ricerche per cercare di far comprendere  a tutti cosa vuol dire, dal punto emotivo, lavorare nello spazio aperto.

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Sicuramente, come in molti saprete, la passeggiata spaziale (chiamata in gergo tecnico EVA) è il punto massimo della carriera di un astronauta. Arrivare a essere selezionati per compiere un’ attività extra-veicolare è sinonimo di massima riconoscenza a livello di talento, professionalità e abilità. Per compiere un’attività simile, bisogna avere un fisico in buone condizioni e una mente capace di essere lucida in ogni situazione. Oltre a questi fattori, una passeggiata spaziale richiede un lungo addestramento. Una volta compiuto l’addestramento, il quale consiste in diverse prove e allenamenti, l’astronauta è pronto ad affrontare quello che rappresenterà il punto massimo della sua carriera.

I momenti che precedono la passeggiata spaziale vengono trascorsi nell’airlock. L’ambiente dell’airlock permette agli astronauti di trascorrere la notte precedente una passeggiata spaziale in un ambiente a ridotto contenuto di azoto per poterlo espellere dal flusso sanguigno di questi. In questi istanti l’astronauta cerca di preparare la mente e il fisico per affrontare il lavoro. Il cervello dovrà lavorare per circa sei ore in condizioni ambientali particolari, subendo pressioni emotive molto forti e concentrandosi sui lavori da svolgere, i quali, in questi anni, consistono nel fare manutenzione alla ISS. Come detto in precedenza, la concentrazione mentale è fondamentale per la riuscita della missione. Il “problema” è che è piuttosto facile distrarre la mente con fattori esterni quali la conoscenza dell’importanza di quei momenti e il potenziale rischio. Astronaut-EVA

Immedesimandomi in un astronauta, penso che a questo punto nell’airlock, prenderei 5 minuti per chiudere gli occhi e pensare. Incomincerei a pensare a tutta la mia carriera e a tutti gli sforzi fatti per arrivare a un tale momento. Poi penserei a quanto sarà bello gettarmi nello spazio guardando il blu degli oceani, il bianco delle nuvole, il giallastro dei deserti. Infine mi prenderei un secondo per realizzare che sto facendo quello per cui sono nato, quello che ho sempre amato e sognato sin da quando ero bambino: mi sentirei a casa. In questo modo, calmerei gli elementi che aiutano la mia distrazione e sarei pronto a focalizzarmi sulle procedure.
Ovviamente risulta difficile per gli astronauti pensare a queste cose negli attimi precedenti all’attività poiché bisogna dedicare  ogni forza per concentrarsi sul programma di lavoro. Infatti i lavori da eseguire nelle passeggiate spaziali sono molti e il tempo a disposizione non è molto. Gli astronauti conoscono a memoria ogni passaggio del programma e la mente è concentrata sul lavoro

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Ma cosa succede quando l’astronauta si trova, oltrepassato l’airlock, nello spazio aperto? La prima cosa che gli astronauti cercano di fare una volta nello spazio aperto è quella di prendere dimestichezza con i movimenti e con l’ambiente. Nonostante molte volte l’attenzione viene catturata dalla fantastica visione della Terra, gli astronauti non hanno molto tempo per godersi il panorama e quindi il primo passo importante è quello di abituarsi all’ambiente e dirigersi nei punti previsti per il lavoro. Durante questo viaggio dall’airlock ai punti di lavoro della ISS, gli astronauti prendono la manualità per muoversi attaccandosi ai vari maniglioni posti all’esterno. Le simulazioni a Terra sono molto fedeli ma muoversi per la prima volta nello spazio con la tuta e con la Terra che si muove sotto gli occhi, ha sempre un certo effetto.
Si incomincia il lavoro e non si ha il tempo di pensare e di rilassarsi. Nella maggior parte delle volte due astronauti escono per compiere la passeggiata spaziale. La coordinazione del duo nel lavoro è fondamentale. Infatti entrambi si trasmettono sicurezza e reciproca e lavorano come un team in perfetta sintonia. Durante il lavoro si capiscono direttamente dai toni e dal suono di voce. Possedere sicurezza in questi momenti è fondamentale per la riuscita del lavoro e per la sicurezza personale; avere una persona con cui condividere l’esperienza e il lavoro è di estrema importanza.

Come accennato precedentemente le passeggiate durano sei ore e sono piene di lavoro di manutenzione della ISS o di satelliti. Non ci sono momenti in cui ci si può rilassare e distrarsi. Nonostante questo, ci sono piccoli momenti in cui gli astronauti possono godere dello spettacolare panorama. Generalmente questi momenti si possono verificare in tre istanti:
– Durante gli spostamenti tra i vari punti di lavori
– Nella fase finale durante il ritorno nell’airlock, quando il lavoro è stato completato
– Nel momento in cui gli astronauti sono ancorati al braccio meccanico e vengono mossi attraverso l’uso di esso.
Penso, sotto la conferma di molti astronauti, che essere sospesi e mossi dal braccio meccanico è una delle emozioni più grandi. Infatti un astronauta all’interno della stazione spaziale comanda un braccio meccanico a cui un altro astronauta è ancorato con i piedi mentre il corpo fluttua nello spazio. L’utilità del braccio meccanico è quella di spostare l’astronauta in diverse posizioni e facendo questo, esso è esposto al massimo allo spazio aperto essendo qualche decina di metri lontano dalla iss e avendo come solo collegamento il braccio.

Un astronauta ancorato al braccio meccanico
Un astronauta ancorato al braccio meccanico

Vedere la bellezza della Terra da una tale prospettiva è qualcosa di incredibile. Mi immagino di essere chiuso nello scafandro e poter confrontare il vuoto infinito alle mie spalle con il punto più prezioso dell’universo. I fiumi, i mari e i laghi infiammano il pianeta di un blu acceso e indimenticabile. Le montagne bianche e marroni contrastano l’immensità del blu, mentre con i loro colori le pianure e i deserti aumentano l’incredibile contrasto tra i colori, rendendo il tutto ancora più magico; mentre alle mie ancora una volta tutto nero, tutto infinito, tutto sensazionalmente vuoto e morto. E’ un climax. Si vede il paradiso e la bellezza, più si gira la testa, più il blu scompare e l’oscuro vince i colori, l’infinito vince sul finito. Tutto questo mentre si sta viaggiando a 27000 km/h, ancorato a un braccio ed esposto all’universo. C’è il mio corpo a una normale temperatura, pochi metri cubi di aria pressurizzata e dopo poco un ambiente dove non c’è aria, non c’è pressione, non ci sono temperature abitabili, non c’è ossigeno. Tutto ciò che mi divide da un ambiente tale è una tuta estremamente tecnologica. Pauroso o forse, direi io, estremamente fantastico.

Ora una domanda per voi: accettereste mai di compiere una passeggiata spaziale e quale EVA ricordate con più emozione? Commentate numerosi con l’hastag #eva, innanzitutto perché sono curioso di sapere le vostre opinioni e in secondo luogo perché potrebbero crearsi interessanti discussioni.
Se seguite il mio blog, sicuramente avrete capito che una delle passeggiate spaziale che mi emoziona sempre molto è stata la prima americana, ovvero quella di Edward White (potete trovare l’articolo qui: https://paoloastromori.wordpress.com/2014/05/08/limpresa-di-edward-white/). Devo ammettere però che, da italiano, quelle che mi ricordo con più emozione e che ho vissuto sono state le due di Luca Parmitano.

Ora dite la vostra. Se volete invece saperne di più sulle attività veicolari da un punto di vista tecnico, potete leggere l’articolo da me scritto al seguente link: https://paoloastromori.wordpress.com/2014/07/07/le-passeggiate-spaziali/. Spero che l’articolo sia di vostro gradimento e spero di ricevere molte risposte e commenti da tutti voi con l’hastag #eva. Auguro a tutti una buona Domenica e vi ringrazio per l’attenzione.

Un saluto

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2 Comments

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  1. Antonella Castoldi 22 febbraio 2015 — 18:26

    ciao Paolo, difficilmente una persona che vive la propria quotidianità , lavoro famiglia e impegni vari ….si trova a pensare alle emozioni provate da un astronauta durante un’EVA,a meno che sia veramente un appassionato .Invece leggendo il tuo nuovo articolo entri in una nuova dimensione e cerchi di vivere interiormente quelle “passeggiate” al limite delle capacità umane e ti rendi conto quanto possano essere difficili, pericolose e anche uniche , fantastiche …..e allora penso a loro , agli astronauti che le hanno veramente vissute e a “come sia possibile solo riuscire a dominare così bene le emozioni così forti ,da cui invece noi saremmo annientati . Come sempre il valore dei tuoi articoli oltre che nel far conoscere il campo dell’astronautica nello studio del nostro pianeta , ci spinge a vivere questa strana dimensione così esterna alla realtà quotidiana e questo è’ veramente bello e interessante . Non conosco così bene tutte le EVA per ricordarle ora ,ma ho ben presente le ultime vissute da Luca Parmitano ,xche e’ stato un italiano nello spazio con le tecnologie più avanzate dei giorni nostri ,e perché le ho vissute pensando davvero alla sua famiglia e alla sua scelta così determinata e unica ,diciamo con un poco di ansia xche entri in un mondo misterioso di cui sappiamo ancora poco. Grazie Paolo #eva

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