Le passeggiate spaziali

Buonasera cari lettori, come state?
Oggi volevo parlare di un argomento particolarmente affascinante, ovvero le passeggiate spaziali.

Le passeggiate spaziali, conosciute tecnicamente con il nome di Extra Vehicular Activity (EVA), avvengono quando gli astronauti, dotati di moderne tute, “passeggiano” nello spazio all’esterno della navicella (o della stazione spaziale).

Ma quali sono i motivi che hanno spinto l’uomo ad iniziare e a proseguire un tale compito tanto bello quanto affascinante? Quali motivi spingono gli astronauti a gettarsi nello spazio ad una velocità di 28000 km/h? Inizialmente (anni ’60) l’obiettivo era militare e di prestigio. Una nazione che arrivava a un tale successo dimostrava di essere molto avanzata tecnologicamente e batteva militarmente le altre (vedi usa e urss). Con lo sviluppo delle missioni Apollo e dei seguenti progetti si incominciava ad avere un obiettivo scientifico. Oggi, sulla stazione spaziale, oltre che agli obiettivi scientifici ci sono anche quelli di manutenzione della stazione. Gli astronauti spendono circa sei ore all’esterno per riparare avarie, installare/cambiare i vari strumenti e compiere esperimenti scientifici.

Astronaut-svemir

Come potete immaginare per compiere le passeggiate spaziali gli astronauti devono avere a disposizione le migliori tecnologie. Questo perché devono affrontare un ambiente non adatto all’uomo e molto pericoloso. La differenza di pressione, la temperatura e la mancanza di ossigeno sono solo tre dei grandissimi problemi che possono avere. Come fanno dunque a fluttuare nello spazio contrastando questi immensi problemi?

La tuta EMU risolve tali problematiche. L’EMU è il famoso scafandro che caratterizza l’astronauta, ovvero quella grossa tuta bianca, essenziale per la riuscita di una EVA. Questa sofisticatissima tuta, tra le altre cose, mantiene la pressione che vi è sulla Terra, una giusta temperatura e fornisce ossigeno agli astronauti. Ogni dettaglio di questa è dotato di massima tecnologia e sicurezza: a partire dalla visiera che contrasta la luce, fino ad arrivare ai tessuti di cui è composta. Certo è che nonostante le tecnologie a disposizione, gli astronauti, durante le eva, sono esposti a grandi rischi che neanche la tuta EMU può affrontare, come per esempio uno scontro con un sassolino che viaggia a 28000 km/h o semplicemente una perdita di pressione.

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L’attività extra-veicolare rappresenta il sogno di tutti gli astronauti ma necessita mesi di duro allenamento e l’attenzione in fasi molto delicate. Il controllo missione a terra assiste gli astronauti prima, durante e dopo le passeggiate. Prima di “fluttuare” nello spazio aperto ci sono molte procedure di preparazione e concentrazione nell’airlock. Ogni piccolo problema durante un’ eva può essere fatale. Questo fa delle passeggiate spaziale uno dei momenti più critici della missione. Gli astronauti una volta usciti dall’airlock si muovono utilizzando le apposite maniglie poste all’esterno dei moduli oppure si ancorano al braccio meccanico, il quale li trasporta da un punto all’altro della ISS. Generalmente gli astronauti sono fisicamente collegati alla stazione spaziale ma in passato è successo che si utilizzassero zaini dotati di propulsori che permettevano all’astronauta di fluttuare liberamente nello spazio svincolato dalle strutture. Un esempio è quello di Bruce Mcandless (su cui potete trovare l’articolo nel blog: https://paoloastromori.wordpress.com/2014/04/08/leroe-delluniverso-bruce-mccandless/ ) il quale, grazie al “MMU”, si è allontanato dalla Iss di ben 800 mt circa.

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La prima passeggiata spaziale si verificó nel Marzo 1965 durante la missione Voskhod 2 e vide come protagonista il cosmonauta russo Aleksej Leonov che rimase all’esterno della navicella per circa una decina di minuti. La prima passeggiata americana avvenne più tardi sempre nello stesso anno e duró circa 36 minuti. L’astronauta che portó a termine questa impresa fu Edward White (qui l’articolo sul blog: https://paoloastromori.wordpress.com/2014/05/08/limpresa-di-edward-white/) durante la missione Gemini 4. Per quanto riguarda l’Italia il primo a portare il tricolore nello spazio aperto è stato l’astronauta Luca Parmitano nel 2013 durante la missione “Volare”.

ISS-36_EVA-2_v_Luca_Parmitano

La passeggiata spaziale è l’obiettivo più prestigioso per un astronauta. Richiede una grande performance fisica, concentrazione e molto allenamento. Anche in questo caso gli astronauti dimostrano di avere grandi qualità perché devono mantenere la calma nell’infinito a una velocità di 28000 km/h. La terra scorre sotto di loro, in quel momento pensano ai sacrifici fatti, alle fatiche, agli affetti. Ma soprattutto guardano indietro e ripensano che tutto il lavoro che hanno fatto e tutte le fatiche li hanno portati lì, sul tetto del mondo, nella loro vera casa: lo spazio.

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3 Comments

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  1. Molto interessante, l’ho letto tutto d’un fiato!!!!!! Bravissimo Paolo!!!

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  2. Veramente bello Paolo mi auguro che lo leggano in tanti te lo meriti

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